Pressione fiscale

12 AGO 20
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Mi sembra che la decisione del Cav. di scendere ancora in campo e l'impatto che questo sta avendo, un effetto benefico oggettivamente lo abbiano già determinato: sia Monti che Bersani sono stati e saranno sempre più costretti a mettere al centro dei loro programmi il tema della pressione fiscale e a parlare, con sempre meno ambiguità, della loro volontà di abbassarla. Eppure, nei dibattiti e nelle interviste, su questo tema cruciale, che ne richiama altri essenziali, non sento ancora dire, e mi piacerebbe tanto, quello che secondo me ha sintetizzato molto bene Angelo Panebianco, in un datato (1990) ma attualissimo articolo sul Corsera: “Il consenso intorno alle istituzioni repubblicane venne costruito anche in forza di un patto tacito (e inconfessabile) da cui tanto il lavoro autonomo quanto il lavoro dipendente pubblico avevano da guadagnare. Al primo veniva formalmente applicato un livello elevato di tassazione, ma in compenso, gli si garantiva un diritto di fatto all’evasione. Al secondo si garantivano assunzioni slegate da esigenze di servizio, il posto a vita e il diritto all’inefficienza produttiva…”. Soltanto parlando senza ipocrisia (male endemico dell’Italia) di questo patto implicito, il problema fiscale e quello strettamente connesso dei costi della struttura pubblica li si affronta e risolve con equilibrio ed efficacia. Che Berlusconi sia ancora così presente nel confronto politico, che piaccia o no, può contribuire in modo positivo al superamento di questa ipocrisia.